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      <title>TamTamy Blogs</title>
      <description>Feed aggregati TamTamy Labs e TamTamy Connect</description>
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      <pubDate>Sat, 31 Jul 2010 20:12:44 -0700</pubDate>
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         <title>Dietro Flipboard l’ombra di Orwell?</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/connect/2010/07/27/dietro-flipboard-l%e2%80%99ombra-di-orwell/</link>
         <description>Flipboard, il magazine su misura per ogni utente, è il nuovo protagonista del mondo dei social media. A fianco della componente generalista composta da una selezione da blog autorevoli e di contenuti ordinati per categorie, viene proposta un’ampia sezione personalizzata che, a cominciare dalla copertina, si aggiorna e offre contenuti all’utente in base a quelli [...]</description>
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         <pubDate>Tue, 27 Jul 2010 02:03:26 -0700</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://blog.tamtamy.com/connect/2010/07/27/dietro-flipboard-l%e2%80%99ombra-di-orwell/flipboard-2/"><img class="aligncenter size-full wp-image-130" src="http://blog.tamtamy.com/connect/wp-content/uploads/2010/07/FLIPBOARD1.jpg" alt="" width="540" height="328"/></a><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.flipboard.com/"><span style="color:#3366ff;">Flipboard</span></a></span>, il magazine su misura per ogni utente, è il nuovo protagonista del mondo dei <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Social_media"><span style="color:#3366ff;">social media</span></a>. A fianco della componente generalista composta da una selezione da blog autorevoli e di contenuti ordinati per categorie, viene proposta un’ampia <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=v2vpvEDS00o"><span style="color:#3366ff;">sezione personalizzata</span></a> che, a cominciare dalla copertina, si aggiorna e offre contenuti all’utente in base a quelli che sono i suoi gusti, le discussioni a cui partecipa, le sue liste <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://twitter.com/"><span style="color:#3366ff;">Twitter</span></a> e <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/"><span style="color:#3366ff;">Facebook</span></a> e quanto di rilevante viene condiviso dai suoi contatti. Come già visto con <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=bITse42LpKA"><span style="color:#3366ff;">YouTube Leanback</span></a>, il modo nuovo di fruire internet si basa sulla estrema personalizzazione dei contenuti sempre più spesso predigeriti da algoritmi a monte e segmentati su misura per essere presentati all’utente come “prodotto finito” in un packaging accattivante; in questo caso con un lay-out da magazine patinato. Che ruolo avranno in questo scenario le fonti di informazione istituzionali?</p>
<div style="text-align:left;">
<p><span id="more-125"></span></p>
</div>
<p style="text-align:left;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chris_Anderson"><span style="color:#3366ff;">Chris Anderson</span></a>, ha recentemente<span style="color:#0000ff;"> </span><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.corriere.it/economia/10_luglio_19/gori-ipad_6c9fd1c8-9303-11df-a33b-00144f02aabe.shtml"><span style="color:#3366ff;">dichiarato al Corriere della Sera</span></a> che, a suo parere, media come <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.apple.com/it/ipad/"><span style="color:#3366ff;">iPad</span></a><span style="color:#3366ff;"> </span>ed <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.apple.com/it/iphone/"><span style="color:#3366ff;">iPhone</span></a> avranno un grosso impatto sull’editoria non solo per l’esperienza di fruizione innovativa ma perché offrono la possibilità di prendere il meglio della distribuzione digitale (bassi costi ed ampia raggiungibilità) e di sfruttare un modello economico che verte molto di più attorno alle qualità diversificate di un contenuto articolato ed elevato; caratteristica sulla quale basare un’offerta che sappia bilanciare il mix tra contenuti <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Free_content"><span style="color:#3366ff;">free</span></a><span style="color:#3366ff;"> </span>e <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pay-per-view"><span style="color:#3366ff;">pay</span></a>.</p>
<p style="text-align:left;">Però la partita dell’autorevolezza sul mondo dei media digitali per i grandi broadcast e per le testate giornalistiche è ancora tutta da giocare; riusciranno a ritagliarsi il ruolo che, tra meriti e demeriti, hanno avuto fino ad oggi nel mondo dei media tradizionali? Quella di Anderson è forse l’ipotesi più auspicabile perché prevede uno scenario dove esisteranno ancora fonti autorevoli; se ciò non avvenisse sarebbe immaginabile un periodo di informazione e di offerta di contenuti estremamente frammentata ed autoreferenziale dove verrebbe a mancare il ruolo di riferimento che, bene o male, ancora oggi l’informazione istituzionale gioca.</p>
<p style="text-align:left;">Ora, come insegna la sociologia, più diventa frammentaria la realtà che ogni persona vive più aumenterà il desiderio dei singoli di sentirsi parte di una collettività. E’ da catastrofisti ipotizzare che questa necessità unita al vuoto che si verrebbe a creare in assenza di fonti di informazione considerate come attendibili da larghe fasce di popolazione, possa aprire la porta a qualche <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Big_Brother"><span style="color:#3366ff;">Big Brother</span></a> sullo stile di quello immaginato da<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/George_Orwell"> <span style="color:#3366ff;">Orwell</span></a><span style="color:#0000ff;"> </span>nel celebre<span style="color:#3366ff;"> </span><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1984_(romanzo)"><span style="color:#3366ff;">“1984”</span></a><span style="color:#3366ff;"> </span>in grado di usurpare il ruolo lasciato vacante?</p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>Google lancia Leanback: il futuro di Internet è in salotto?</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/connect/2010/07/20/google-lancia-leanback-il-futuro-di-internet-e-in-salotto/</link>
         <description>Google ha lanciato qualche giorno fa Leanback, passo deciso verso il progetto Google TV . Appena effettuato l&amp;#8217;accesso al servizio con il nostro account YouTube ci viene proposta una selezione in full screen ed HD di contenuti su misura per noi, cioè alimentati dalle nostre iscrizioni, da ciò che abbiamo visualizzato in passato oltre che [...]</description>
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         <pubDate>Tue, 20 Jul 2010 03:43:29 -0700</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://blog.tamtamy.com/connect/2010/07/20/google-lancia-leanback-il-futuro-di-internet-e-in-salotto/leanback-2/"><br />
<img class="size-full wp-image-104 aligncenter" src="http://blog.tamtamy.com/connect/wp-content/uploads/2010/07/leanback1.jpg" alt="" width="500" height="296"/></a></p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.google.com/"><span style="color:#3366ff;">Google</span></a> ha lanciato qualche giorno fa <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=bITse42LpKA"><span style="color:#3366ff;">Leanback</span></a>, passo deciso verso il progetto <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.google.com/tv/"><span style="color:#3366ff;">Google TV</span></a> . Appena effettuato l&#8217;accesso al servizio con il nostro account <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.youtube.com/leanback"><span style="color:#3366ff;">YouTube</span></a> ci viene proposta una selezione in full screen ed HD di contenuti su misura per noi, cioè alimentati dalle nostre iscrizioni, da ciò che abbiamo visualizzato in passato oltre che dai video condivisi dai nostri amici su <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/"><span style="color:#3366ff;">Facebook</span></a> . I video vengono riprodotti senza interruzione e senza bisogno di un nostro intervento “attivo”. Al momento l&#8217;accesso da televisore tradizionale è possibile solo per i possessori di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.philips.it/c/televisori/19566/cat/"><span style="color:#3366ff;">Tv Philips</span></a> o dal browser della <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.playstation.com/ps3/"><span style="color:#3366ff;">PS3</span></a>, ma il fatto che su Leanback il mouse non funzioni e ci si possa muovere solo attraverso i tasti cursore ed invio la dice lunga su quale sia il mercato di sbocco target: quello dei divani, delle TV di casa e dei telecomandi.</p>
<p><span id="more-105"></span>Un servizio abbastanza simile è offerto da <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://bit.ly"><span style="color:#3366ff;">bit.ly</span></a> l’url shortener maggiormente usato dagli utenti di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://twitter.com/"><span style="color:#3366ff;">Twitter</span></a>, cioè <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://bitly.tv/"><span style="color:#3366ff;">bitly.ty “what the world is watching right now”</span></a>, una classifica in tempo reale dei video di cui viene creato un <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/TinyURL"><span style="color:#3366ff;">tiny url</span></a>, dato che rappresenta una buona proxy di ciò che in quel momento viene linkato in tutto il mondo attraverso i Tweet. Infine con <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://labs.digg.com/stack/"><span style="color:#3366ff;">Digg Labs</span></a> è possibile, sempre in tempo reale, essere aggiornati sui video ed i contenuti che vengono segnalati dagli utenti di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://digg.com/"><span style="color:#3366ff;">Digg</span></a>.</p>
<p>Così le nostre preferenze, quelle dei nostri amici e quelle dell’universo degli utenti web, confezionano il nostro personale palinsesto iper-targettizzato da fruire attraverso la televisione di casa; uno dei tanti scenari che confermano come,per dirla con <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chris_Anderson"><span style="color:#3366ff;">Chris Anderson</span></a>, gli <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.wired.com/magazine/2010/01/ff_newrevolution"><span style="color:#3366ff;">atomi siano i nuovi bit</span></a> e il web si stia espandendo gradualmente dai device al mondo fisico.</p>
<p>Segmentare l’offerta con precisione chirurgica sulla micro-nicchia che è ogni singolo consumatore sembra anche una mossa perfetta delle aziende internet per consolidare la <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coda_lunga"><span style="color:#3366ff;">longtail</span></a> e renderla sempre più un loro asset stabile.</p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>Drew Houston, founder/CEO of Dropbox</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/labs/2010/05/12/drew-houston-founderceo-of-dropbox/</link>
         <guid isPermaLink="false">http://blog.tamtamy.com/labs/?p=188</guid>
         <pubDate>Tue, 11 May 2010 20:44:09 -0700</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p><iframe class="embeddedvideo" type="application/x-shockwave-flash" width="570" height="428" src="http://www.youtube.com/v/EwCIG8hYTuA&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;"></iframe></p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>San Francisco, Web 2.0 Expo 2010</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/labs/2010/05/11/san-francisco-web-2-0-expo-2010/</link>
         <description>Eccoci appena tornati da San Francisco per l&amp;#8217;edizione 2010 del consueto Web 2.0 Expo organizzato da O&amp;#8217;Reilly e TechWeb.
Vi segnalo l&amp;#8217;articolo scritto per Computerworld Italia: Dal nostro ‘inviato’ al Web 2.0 Expo 2010: “Apple qui non c’è, ma tutti ne parlano”
All’evento di San Francisco il punto di Tim O’Reilly sui leader dei servizi internet, la [...]</description>
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         <pubDate>Tue, 11 May 2010 07:24:25 -0700</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci appena tornati da San Francisco per l&#8217;edizione 2010 del consueto <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.web2expo.com/sf/">Web 2.0 Expo</a> organizzato da <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://oreilly.com/">O&#8217;Reilly</a> e <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://liveevents.techweb.com/">TechWeb</a>.</p>
<p>Vi segnalo l&#8217;articolo scritto per Computerworld Italia: <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.cwi.it/knowledge-center/2010/05/07/dal-nostro-inviato-al-web-2-0-expo-2010-%E2%80%9Capple-qui-non-ce-ma-tutti-ne-parlano%E2%80%9D/">Dal nostro ‘inviato’ al Web 2.0 Expo 2010: “Apple qui non c’è, ma tutti ne parlano”</a></p>
<blockquote><p>All’evento di San Francisco il punto di Tim O’Reilly sui leader dei servizi internet, la diatriba Flash-HTML5, tre testimonial del modello ‘freemium’, gli sviluppi di Microsoft, e gli utenti ‘eccellenti’ di iPhone e iPad</p></blockquote>
<p>Post, immagine e video interviste esclusive sono reperibili sulla <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://web20live2010.tamtamy.com/">community dedicata</a>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-186" title="Web 2.0 Expo 2010" src="http://blog.tamtamy.com/labs/wp-content/uploads/2010/05/w2e.jpg" alt="Web 2.0 Expo 2010" width="560" height="373"/></p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>The State of the Internet</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/labs/2010/03/01/the-state-of-the-internet/</link>
         <guid isPermaLink="false">http://blog.tamtamy.com/labs/?p=179</guid>
         <pubDate>Mon, 01 Mar 2010 00:30:23 -0800</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p><iframe class="embeddedvideo" type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="300" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=9641036&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=1&amp;color=ffffff&amp;fullscreen=1"></iframe></p>]]></content:encoded>
         <category>Uncategorized</category>
      </item>
      <item>
         <title>Facebook contende a Google le chiavi del web</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/connect/2010/02/16/facebook-contende-a-google-le-chiavi-del-web/</link>
         <description>La sfida di Facebook a Google non si ferma alla caccia alle fette di budget dedicate all’advertising dei grandi brand tradizionali, ma è decisamente più ambiziosa: sviluppare un motore di ricerca in grado di scippare a Google le chiavi del web. L’ipotesi di fondo di Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, sta nell’immaginare che quello che [...]</description>
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         <pubDate>Tue, 16 Feb 2010 02:40:18 -0800</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-87" src="http://blog.tamtamy.com/connect/wp-content/uploads/2010/02/elephant_resized.jpg" alt="elephant_resized" width="570" height="321"/></p>
<p>La sfida di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com">Facebook</a> a <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.google.it/">Google</a> non si ferma alla caccia alle fette di budget dedicate all’advertising dei grandi brand tradizionali, ma è decisamente più ambiziosa: sviluppare un motore di ricerca in grado di scippare a Google le chiavi del web. L’ipotesi di fondo di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Zuckerberg">Mark Zuckerberg</a>, fondatore di Facebook, sta nell’immaginare che quello che un utente nel prossimo futuro potrà volere da un motore di ricerca non sarà un algoritmo migliore in termini di efficienza, una ricerca semantica più o meno accurata piuttosto che <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Visual_search">visuale</a>, bensì una ricerca attenta al contesto “sociale”, i cui risultati non abbiano una rilevanza assoluta, ma siano valutati a seconda delle connessioni elettive dell’utente. Un motore di ricerca “sociale” sarebbe in grado di indirizzare gli utenti attraverso quello che hanno visualizzato le persone intorno a lui, i siti che hanno visitato, i commenti e le tracce che hanno lasciato sul web.</p>
<p><span id="more-80"></span></p>
<p>Questo scenario potrebbe relegare il ruolo dell’attuale Google a motore di ricerca “algido”, non in grado di dare alcuna rilevanza al contesto reale in cui vivono e si muovono gli utenti. Se questo potrà o meno funzionare è ovviamente ancora tutto da vedere, eppure sulla carta questa ipotesi costituisce indiscutibilmente un’alternativa allo scenario attuale. Mentre Google e <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.bing.com">Bing</a> sembrano sfidarsi più che altro sull’algoritmo e sulla user experience, Facebook progetta di innovare sostanzialmente il futuro del search, ripensando l’essenza stessa della ricerca e candidandosi ad essere leader di un web che ricalchi le strutture sociali, fino a diventare controparte digitale della vita reale (le dichiarazioni recenti di Zuckerberg riguardo alla <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.pasteris.it/blog/2010/01/11/la-fine-dellera-della-privacy-secondo-mark-zuckerberg/">fine del concetto stesso di privacy</a> sembrano avallare questi “sospetti”). L’attacco a Google è frontale: non a caso il partner scelto è stato <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Microsoft">Microsoft </a>al quale Facebook, già nel tardo 2007, <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.microsoft.com/italy/stampa/comunicati_stampa/nov07/facebook.mspx">ha ceduto per circa 260 milioni di dollari l’1,6% delle proprie azioni</a>.</p>
<p>Dal punto di vista della valutazione di mercato, il prezzo pagato non deve indurci automaticamente a pensare che Facebook sia stato valutato 15 miliardi di dollari perché quell’1,6% vale più del suo valore nominale. Con quella quota, infatti, Microsoft è diventata concessionaria della pubblicità che viene fatta su Facebook. Inoltre il social network incoraggia gli utenti, dalla propria home page, ad utilizzare il motore di ricerca di Microsoft (opzione disponibile attualmente soltanto in USA). Il progetto punta allo sviluppo di un “Facebook Search” che possa permettere all’utente la ricerca attraverso i contenuti generati dagli altri utenti: una cosa tutt’altro che trascurabile visto che, solo per fornire un quadro di massima, i 250 milioni di utenti Facebook scambiano ogni mese 4 miliardi di contenuti informativi selezionati dalla rete (news di politica, cronaca, etc.), caricano 850 milioni di foto e 8 milioni di video. Questa attività esiste solo sui 40 mila server di Facebook, che le tratta come dati di proprietà, rendendoli <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/07/storie/google-vs-facebook-.aspx?page=2">in larga parte inaccessibili a Google</a>.</p>
<p>La scommessa di Zuckerberg e soci è che, nel momento in cui una persona decide di fare un viaggio in un paese straniero di cui non dispone di particolari informazioni, potrebbe essere molto più interessante conoscere i pareri dei propri amici riguardo ai luoghi da visitare, ai ristoranti in cui vale la pena mangiare, piuttosto che ai luoghi dove far divertire i propri figli, più di quanto non sia interessata a sapere che cosa abbia scritto un emerito sconosciuto in una recensione su <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.tripadvisor.it/">Trip Advisor</a> che Google fornirebbe come primo risultato. Allo stesso modo, non è difficile ipotizzare che se la stessa persona volesse informarsi riguardo al fallimento di Lehman Brothers, potrebbe in effetti percepire come più indipendenti, affidabili e adatti alla propria soggettività, gli articoli raccomandati dai propri contatti piuttosto che quelli indicati da un algoritmo non sociale. L’idea non si ferma certo al solo Facebook; visto che i propri contatti spesso condividono link esterni, di fatto il social network sarà sempre più una porta d’accesso al web, come è già evidente negli Stati Uniti con <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Facebook#Facebook_Connect">Facebook Connect</a>, un sistema di API utilizzabili per integrare i siti esterni con il social network. Inoltre un motore di search con queste caratteristiche viene giudicato necessario per scongiurare il rischio di un <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.viasarfatti25.unibocconi.it/notizia.php?idArt=2804">crollo degli User Generated Content</a> nel prossimo futuro, dovuta soprattutto alla loro bassa visibilità e la difficoltà di ricerca.</p>
<p>Larry Page e Sergey Brin, i due fondatori di Google, avevano più volte cercato di comprare Facebook ricevendo sempre un rifiuto. La sera in cui gli venne comunicato l’accordo tra Facebook e Microsoft Larry Page era in aereo e i passeggeri di quel volo lo descrivono particolarmente di cattivo umore. Certo appare impensabile adesso immaginare Google scalzato dal trono, però la determinazione un po’ sprezzante di Mark Zuckerberg (“tutto quello che fanno quelli di Google possiamo farlo meglio e più velocemente”), l’ostinazione con cui si è sempre rifiutato di vendere e al momento di quotarsi in borsa nonostante Facebook perda ogni mese milioni di Dollari in doppia cifra, forse alimentano più di una preoccupazione dalle parti di Mountain View, ipotesi avallata dal lancio di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.google.com/buzz">Google Buzz</a> e da un <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://googleblog.blogspot.com/2009/10/introducing-google-social-search-i.html">tentativo di &#8220;recupero&#8221; proprio nell’ambito del social search</a>, che si scontra però proprio con l’assoluta inaccessibilità della mole imponente di contenuti ospitati su <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com/note.php?note_id=161321259137">Facebook</a>.</p>
<p>Cominciano a mancare anche a voi<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/On_the_Internet,_nobody_knows_you're_a_dog"> i tempi in cui su Internet nessuno sapeva che eravate un cane</a>?</p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>Demand Scale Increase Return (DESIRE)2: le difficoltà di monetizzare il potenziale. Advertising: primo teatro della sfida di Facebook a Google.</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/connect/2010/02/01/demand-scale-increase-return-desire2-le-difficolta-di-monetizzare-il-potenziale-advertising-primo-teatro-della-sfida-di-facebook-a-google-2/</link>
         <description>Tim O’Reilly, definisce il Web 2.0 come un mondo dove si fondono i ruoli di “produttore” e “fruitore”, che si basa sulla centralità dell’utente in termini di partecipazione attiva e creazione di contenuti e sulla continua trasformazione dei dati, dove software e web design sono centrati sulle esigenze dell’utente e che, di conseguenza, permette non solo [...]</description>
         <guid isPermaLink="false">http://blog.tamtamy.com/connect/?p=72</guid>
         <pubDate>Mon, 01 Feb 2010 03:27:50 -0800</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-73" src="http://blog.tamtamy.com/connect/wp-content/uploads/2010/02/344173629_69b96f8b3e_m4.jpg" alt="344173629_69b96f8b3e_m" width="240" height="224"/></p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://radar.oreilly.com/tim/">Tim O’Reilly</a>, definisce il <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://oreilly.com/web2/archive/what-is-web-20.html">Web 2.0</a> come un mondo dove si fondono i ruoli di “produttore” e “fruitore”, che si basa sulla centralità dell’utente in termini di partecipazione attiva e creazione di contenuti e sulla continua trasformazione dei dati, dove software e web design sono centrati sulle esigenze dell’utente e che, di conseguenza, permette non solo di usare il web ma di “farlo”. In questi contesti la dinamica DESIRE (Demand Scale Increase Return) che unisce economie di scala lato offerta e lato domanda, analizzata nel post precedente, subisce un’accelerazione esponenziale. L’iscrizione ad un social network e la creazione di un profilo da parte di un utente è solo un primo passo che non porta di per se “valore”, l’utente diventa un asset quando apporta un’ attiva contribuzione al valore generato dal servizio; si parla, quando ciò succede, di dinamica DESIRE<sup>2</sup>.<span id="more-72"></span></p>
<p>Il grande valore (potenziale) di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.facebook.com">Facebook</a> deriva dal fatto che i suoi utenti postano attivamente i propri contenuti e così facendo aumentano esponenzialmente il valore del servizio; sono cioè “engaged” sulla piattaforma in maniera profonda, regalandole attenzione e tempo. Quando gli utenti danno dei feedback (<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.ebay.com">Ebay</a> si regge su controllo, revisione e commenti) o postano contenuti, fossero anche solo status updates reiterati e compulsivi riguardanti le più impercettibili variazioni del proprio stato d’animo (ahimè, tutti abbiamo fra i nostri contatti almeno 10 soggetti che hanno manifestato sul web questa estenuante “tendenza”), contribuiscono a creare una mole imponente di “informazione”. Da questo punto in poi si comincia a parlare di modelli di business perché se la potenziale “informazione” viene valorizzata, convertendone il valore potenziale in qualcosa di sensato per i grandi brand, è facile intuirne gli interessantissimi sviluppi in termini di ritorni economici. Monetizzare è però tutt’altro che semplice, <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.corrierecomunicazioni.it/index.php?section=news&amp;idNotizia=73659">un’analisi del Credit Suisse dell’Aprile scorso</a> prevedeva che nel 2009 Google, che ha acquisito YouTube nel 2006, avrebbe perso su quel business una cifra vicina ai 470 milioni di dollari; la difficoltà principale in questo caso specifico nasce dal fatto che nessun brand accetta di legare il proprio advertising a contenuti che non siano “premium” e che nessuno, (almeno per il momento), considera sensato sponsorizzare pagine alimentate da <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/User-generated_content">U</a><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://">GC </a>dove di solito i video più popolari sono anche i più grezzi, grevi o controversi.</p>
<p>Sarebbe interessante anche chiedere a <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rupert_Murdoch">Rupert Murdoch</a> cosa avesse idea di combinare con Myspace quando lo ha acquisito senza una chiara idee di come poterlo in realtà sviluppare, oppure perchè Ebay aveva acquistato Skype; perché si pensava fosse opportuno farlo prima che lo facesse qualcun altro? Perchè erano state ravvisate complementarietà? O semplicemente per acquisire una base utenti in attesa di capire come sfruttarla?</p>
<p>Attualmente Google è l’azienda che ha saputo monetizzare al meglio, legando la pubblicità alla web search, assicurandosi una “cash cow” con il predominio assoluto delle inserzioni pubblicitarie che le garantisce il 90% dei propri introiti. Proprio l’advertising rappresenta però anche il primo grande terreno di scontro con Facebook che è impegnato non tanto a cercare di erodere quote di advertising “mass market” dove il predominio del colosso di Brin e Page sembra consolidato e assolutamente inattaccabile, ma sulle conquista dei grandi brand tradizionali non ancora entrati con decisione on-line che proprio Google ha corteggiato per anni senza risultato. Questo perché la pubblicità legata al search è un mezzo stupendo per raggiungere chi cerca qualcosa di molto specifico ma è infinitamente meno efficace nel creare un bisogno di qualcosa che non si sa ancora di desiderare.</p>
<p>Al momento però a dispetto di un potenziale assolutamente dirompente non è stata trovata una maniera per segmentare (quindi monetizzare!) la sconfinata utenza del social network di Mark Zuckerberg secondo le variabili che potrebbero convincere i brand a pagare profumatamente spazi pubblicitari sul social network. Su Facebook è infatti ancora molto difficile capire chi siano gli utenti, sia perché banalmente è ancora possibile creare agevolmente utenti fittizi, ma soprattutto perché è estremamente arduo estrarre dall’enorme base dei gruppi “omogenei” segmentati secondo variabili socio economiche, culturali, psicografiche. Quest’ultima difficoltà paradossalmente cresce più che proporzionalmente al crescere delle informazioni che l’utente condivide e al crescere della varietà spesso eterogenea di gruppi a cui aderisce, di eventi a cui dichiara di partecipare, di cause che millanta (?) di sposare.</p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>Crowdsourcing</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/labs/2010/01/18/crowdsourcing/</link>
         <guid isPermaLink="false">http://blog.tamtamy.com/labs/?p=177</guid>
         <pubDate>Mon, 18 Jan 2010 10:43:08 -0800</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p><iframe class="embeddedvideo" type="application/x-shockwave-flash" width="570" height="428" src="http://www.youtube.com/v/F0-UtNg3ots&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;"></iframe></p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>I modelli di business nel contesto Web 2.0. Le economie di scala lato domanda, la dinamica Demand Scale Increase Return (Desire)</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/connect/2009/12/18/i-modelli-di-business-nel-contesto-web-2-0-le-economie-di-scala-lato-domanda-la-dinamica-demand-scale-increase-return-desire/</link>
         <description>I modelli di business Web 2.0 nascono da Network Effects Diretti, Indiretti e Cross Network. Sono Indiretti, quando la diffusione di un bene/servizio fa crescere in maniera direttamente proporzionale il mercato di complementors che ne aumentano il valore d’uso (es.sistemi operativi &amp;#8211; programmi). Cross Network, quando la presenza su di uno specifico mercato di una [...]</description>
         <guid isPermaLink="false">http://blog.tamtamy.com/connect/?p=49</guid>
         <pubDate>Fri, 18 Dec 2009 07:44:54 -0800</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p>I modelli di business Web 2.0 nascono da Network Effects Diretti, Indiretti e Cross Network. Sono Indiretti, quando la diffusione di un bene/servizio fa crescere in maniera direttamente proporzionale il mercato di complementors che ne aumentano il valore d’uso (es.sistemi operativi &#8211; programmi). Cross Network, quando la presenza su di uno specifico mercato di una categoria di attori crea valore per altre; Nintendo, con il lancio della consolle Wii ha allargato la popolazione di gamers, facendo lievitare, oltre alle distorsioni articolari per improvvisati Federer da salotto (esponenzialmente), il valore del mercato videogiochi nel suo complesso (molto). Una piccola parte degli effetti diretti si verifica, quando il valore di un bene/servizio cresce al decrescere del numero dei suoi utenti. Il social network “A small world” fonda il suo valore sull’esclusività e sul fatto che sia possibile entrarvi solo se invitati (Se state già pensando ad un modo per farvi ammettere, sappiate che la mailing list di questa settimana suggeriva una lista di regali di Natale tra i quali la settimana ai Caraibi era la proposta più economica, trattata alla stregua di una commodity. Riflettete se avete voglia di rischiare che una mail del genere arrivi nelle mani sbagliate quando sceglierete le prossime vacanze&#8230;). Avvertenze per aspiranti utenti a parte, questo modello è rischioso lato business perchè basato sulla “non crescita”.<span id="more-49"></span></p>
<p>La stragrande maggioranza dei business del contesto Web 2.0 nasce dai Network Effect più diffusi, quelli Diretti, in cui il valore di un bene/servizio cresce al crescere del numero degli utenti. La curva di adozione di Skype, ve lo ricorderete benissimo, nel 2006, ha avuto un punto di flesso superato il quale ha “scollinato”. Quando ciò accade si generano ovviamente economie lato prodotto, il primo venditore del servizio diventa l’utente che se viralizzato è più efficace ed efficiente di qualsiasi politica di marketing; segmenta il mercato e fa advertising su prospect che l’azienda avrebbe faticato a raggiungere, facendole risparmiare i molti milioni di Euro necessari per ricerche di mercato e pubblicità che abbiano efficacia vagamente paragonabile al passaparola di un amico. Si verifica anche un lock-in, pensate ai 400 milioni di utenti Skype, potrebbero sopportare degli switching costs e considerare la migrazione su un altro servizio solo se offrisse nuovo valore al singolo e a tutti gli utenti con cui comunica; oppure se permettesse di integrare Skype. In epoca Web 2.0 però una larga base utenti porta anche economie di scala lato domanda; l’attitudine a pagare degli utenti (ad esempio comprare servizi premium), cresce al crescere della base di utilizzatori; una dinamica identificata Demand Scale Increase Return, (DESIRE); combinando economie di scala lato prodotto e lato domanda, si verificano rendimenti crescenti al crescere delle persone che usano un determinato prodotto/servizio. Questo è facile in teoria ma, come approfondirò nel prossimo post, molto più difficile in pratica. Skype nel 2008 ha fatturato 551 milioni di dollari contro i 2,8 miliardi di dollari di eBay, la sua redditività è rimasta scarsa e l’acquisizione (2005) da parte di eBay non ha portato ad un’inversione di tendenza.</p>
<p>I mercati in cui si verifica una dinamica di DESIRE assegnano un premio di maggioranza, passano molto rapidamente da situazioni di equilibrio (60% &#8211; 40%) a forti asimmetrie con un attore che prende il 90%, cosa impensabile in mercati “normali”.</p>
<p>Vi ricordate i tempi in cui per impostare un search, Yahoo e Google erano per tutti noi, opzioni alla pari e come da un momento all’altro Google sia diventato l’unica opzione? Se vi sforzate di ricordare poi, ci son stati dei mesi a cavallo del 2006, in cui alla domanda: “Ti trovo su Facebook”? poteva capitare di sentirsi rispondere: “No sono già su MySpace”.</p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>What is information?</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/labs/2009/11/10/what-is-information/</link>
         <guid isPermaLink="false">http://blog.tamtamy.com/labs/?p=161</guid>
         <pubDate>Tue, 10 Nov 2009 06:03:22 -0800</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p><iframe class="embeddedvideo" type="application/x-shockwave-flash" width="570" height="428" src="http://www.youtube.com/v/WytNkw1xOIc&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;"></iframe></p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>Evoluzioni del browser: Firefox e Ubiquity</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/labs/2009/11/09/evoluzioni-del-browser-firefox-e-ubiquity/</link>
         <description>Oggi il web non è più una semplice collezione di informazioni, un semplice aggregato di ipertesti navigabili come agli albori del www, nella seconda metà degli anni &amp;#8216;80. Internet è il mezzo comunicativo più multimediale che esista: non più soltanto un insieme di informazioni, ma un insieme di servizi; un sistema nervoso per un mondo [...]</description>
         <guid isPermaLink="false">http://blog.tamtamy.com/labs/?p=106</guid>
         <pubDate>Mon, 09 Nov 2009 02:00:28 -0800</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-142" title="Ubiquity by Francesco Guarino" src="http://blog.tamtamy.com/labs/wp-content/uploads/2009/11/Ubiquity_qwerty_resized.jpg" alt="Ubiquity by Francesco Guarino" width="570" height="450"/></p>
<p>Oggi il web non è più una semplice collezione di informazioni, un semplice aggregato di ipertesti navigabili come agli albori del www, nella seconda metà degli anni &#8216;80. Internet è il mezzo comunicativo più multimediale che esista: non più soltanto un insieme di informazioni, ma un insieme di servizi; un sistema nervoso per un mondo che produce e consuma informazione in tempi rapidissimi. Il <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Browser">browser</a>, da solo, non basta più. O meglio basta, ma si può fare di meglio. Ecco perché quasi tutti i browser odierni prevedono la possibilità di estendere le proprie funzionalità tramite componenti aggiuntivi. Componenti aggiuntivi come Ubiquity, appunto.</p>
<p>C&#8217;è chi sostiene che la vera innovazione non sia altro che riproporre vecchie idee, opportunamente adattate e modificate, in nuovi scenari. Non è poi così sbagliato. Così è nato Ubiquity: una sorta di shell per il web, fatta per controllare il browser attraverso un linguaggio (pseudo) naturale che aiuta l&#8217;utente finale a fruire e a combinare i numerosissimi servizi che la rete di oggi mette a disposizione.</p>
<p><span id="more-106"></span></p>
<p>Immaginate di poter comandare il web con questa sorta di shell, immaginate ad esempio di voler mandare una mail ad un vostro amico con un link ad un articolo preso da Wikipedia:</p>
<p>procedimento classico</p>
<ol>
<li>aprire la home page di Wikipedia</li>
<li>cercare l&#8217;articolo desiderato</li>
<li>aprire la pagina e copiarne l&#8217;indirizzo</li>
<li>aprire la propria casella di posta</li>
<li>creare una nuova mail, incollare il link alla pagina di wikipedia, inviare</li>
</ol>
<p>procedimento Ubiquity</p>
<ol>
<li><em>ctrl+space</em> (apre ubiquity), wikipedia &#8220;search_term&#8221; (apre una lista con i risultati della ricerca su wikipedia), ctrl+alt+N (apre il risultato N-esimo della ricerca in un altro tab)</li>
<li><em>ctrl+space</em> (apre ubiquity), mail mail_content to my_contact (crea una nuova mail per my_contact con il link alla pagina di Wikipedia e con contenuto mail_content), invia mail</li>
</ol>
<div align="center">
<iframe class="embeddedvideo" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=7021476&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=1&amp;color=FF7700&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="220"></iframe> 
</div>
<p>Semplice no? Ma procediamo con ordine. La prima cosa da fare è scaricare ed installare <a rel="nofollow" title="get firefox" target="_blank" href="http://www.getfirefox.it/firefox/">Firefox</a>, il browser per il quale Ubiquity è stato progettato. Successivamente dobbiamo installare l&#8217;add-on <a rel="nofollow" target="_blank" href="https://addons.mozilla.org/en-US/firefox/addon/9527">Ubiquity</a>. A questo punto disponiamo già di tutto ciò che ci serve. I comandi base, necessari ad esempio a compiere l&#8217;operazione appena descritta. Per ottenere la lista dei comandi presenti di default in Ubiquity basta digitare:</p>
<p><em>ctrl+space</em>, list ubiquity commands</p>
<p>Vediamo alcuni semplici esempi di utilizzo:</p>
<ul>
<li>Ricerca
<ul>
<li>Google: <em>ctrl+space</em>, google &#8220;search_term&#8221;</li>
<li>Google Image: <em>ctrl+space</em>, google image search &#8220;search_term&#8221;</li>
<li>Google Maps: <em>ctrl+space</em>, google image search &#8220;search_term&#8221;</li>
<li>Wikipedia: <em>ctrl+space</em>, wikipedia &#8220;search_term&#8221; [in language]</li>
<li>Youtube: <em>ctrl+space</em>, youtube &#8220;search_term&#8221;</li>
</ul>
</li>
<li>Mail (Google Mail)
<ul>
<li>create new one: <em>ctrl+space</em>, email &#8220;this&#8221; to &#8220;your_contact&#8221;</li>
<li>check unread email: <em>ctrl+space</em>, get last email</li>
</ul>
</li>
<li>Social
<ul>
<li>twitter status update: <em>ctrl+space</em>, twitter &#8220;status_update&#8221;</li>
<li>replace with tinyurl: select url, <em>ctrl+space</em>, tinyurl</li>
<li>add bookmark in delicious: <em>ctrl+space</em>, share on delicious &#8220;as_title&#8221; &#8220;with_tags&#8221;</li>
<li>submit page to digg: <em>ctrl+space</em>, digg</li>
</ul>
</li>
<li>Translation
<ul>
<li>translate and replace selected text: <em>ctrl+space</em>, translate &#8220;selected_text&#8221; &#8220;from_language&#8221; &#8220;to_language&#8221;</li>
</ul>
</li>
</ul>
<div align="center">
<iframe class="embeddedvideo" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=1561578&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=1&amp;color=FF7700&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="298"></iframe> 
</div>
<h3>Comandare il browser</h3>
<p>Per una lista esaustiva dei comandi disponibili di default in Ubiquity, rimandiamo alla pagina di help (<em>ctrl+space</em>, help &#8220;command&#8221;), invece alla seguente <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.readwriteweb.com/archives/the_ultimate_list_of_custom_ubiquity_verbs.php">pagina</a> troviamo una lista di comandi estesa.<br />
Ma la vera arma segreta di Ubiquity, almeno dal punto di vista dello sviluppatore, è l&#8217;assoluta semplicità di creazione di comandi personalizzati, per la quale rimandiamo al <a rel="nofollow" target="_blank" href="https://wiki.mozilla.org/Labs/Ubiquity/Ubiquity_0.1_Author_Tutorial">tutorial del Mozilla Labs</a>.<br />
Un&#8217;altra feature molto interessante è la possibilità di creare comandi personalizzati di ricerca, come si fa? Semplice, vediamo come creare un comando personalizzato per eseguire una ricerca in TamTamy:</p>
<ol>
<li>selezionare il box di ricerca dal quale si vuole creare il comando</li>
<li><em>ctrl+space</em>, create search command &#8220;tamtamy&#8221;</li>
</ol>
<p>Fatto. Ora, se vogliamo eseguire una ricerca basta digitare:</p>
<p><em>ctrl+space</em>, tamtamy &#8220;search_term&#8221;</p>
<h3>Bookmarklets</h3>
<p>L&#8217;ultimo metodo per la creazione di nuovi comandi che esploreremo in questo post, passa attraverso i bookmarklets. I <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bookmarklet">bookmarklets</a> sono dei segnalibro che contengono codice JavaScript e permettono quindi di eseguire delle azioni con il semplice click del mouse su di essi. Un esempio di bookmarklet lo troviamo qui, http://www.printfriendly.com/ . Aggiungiamolo alla nostra barra dei segnalibri, semplicemente trascinandocelo sopra. Questo ci permette di ottenere sempre una versione stampabile della pagina che stiamo visionando, basta cliccarci sopra quando siamo sulla pagina che desideriamo stampare. Per gli utilizzatori di Google Reader, un altro esempio di bookmarklet molto utile è quello che si trova nella cartella degli elementi condivisi e ci permette di condividire qualsiasi pagina web in Google Reader. Ora possiamo creare un comando Ubiquity da uno qualsiasi dei bookmarklets che abbiamo nella nostra barra dei segnalibri, semplicemente digitando:</p>
<p><em>ctrl+space</em>, create bookmarklet command &#8220;from_bookmarklet_name&#8221;</p>
<div align="center">
<iframe class="embeddedvideo" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=1985685&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=1&amp;color=FF7700&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="298"></iframe> 
</div>
<h3>Navigazioni consigliate</h3>
<ul>
<li><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.getfirefox.it/firefox/">Mozilla Firefox</a></li>
<li><a rel="nofollow" target="_blank" href="https://addons.mozilla.org/en-US/firefox/addon/9527">Ubiquity</a></li>
<li><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://labs.mozilla.com/">Mozilla labs</a></li>
<li><a rel="nofollow" target="_blank" href="https://wiki.mozilla.org/Labs/Ubiquity">Mozilla wiki</a></li>
<li><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ubiquity_%28Firefox%29">Wikipedia su Ubiquity</a></li>
<li><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.azarask.in/blog/post/you-centric-a-sketch-of-the-future-of-browsers/">Aza Raskin: You Centric</a></li>
<li><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.matchacollege.com/blog/2009/100-best-bookmarklets-for-writers-researchers-and-students/">100 Bookmarklets list</a></li>
</ul>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>Cloud Computing: modelli di delivery e l’offerta di TamTamy</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/connect/2009/10/28/cloud-computing-modelli-di-delivery-e-lofferta-di-tamtamy/</link>
         <description>Si parla sempre più spesso di cloud computing ed ormai è opportuno che responsabili IT, sviluppatori, e gestori delle infrastrutture approfondiscano questo argomento per capire in quale misura si stiano aprendo nuovi orizzonti per l’informatica, e quale sia il rischio che quella che sembra essere una tendenza estremamente promettente svanisca con la stessa velocità con [...]</description>
         <guid isPermaLink="false">http://blog.tamtamy.com/connect/?p=38</guid>
         <pubDate>Wed, 28 Oct 2009 09:55:35 -0700</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p>Si parla sempre più spesso di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing">cloud computing</a> ed ormai è opportuno che responsabili IT, sviluppatori, e gestori delle infrastrutture approfondiscano questo argomento per capire in quale misura si stiano aprendo nuovi orizzonti per l’informatica, e quale sia il rischio che quella che sembra essere una tendenza estremamente promettente svanisca con la stessa velocità con cui è entrata nello scenario tecnologico.</p>
<p>Riguardo al tema sono stati condotti diversi osservatori specifici: <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.nextvalue.it/">Nextvalue</a>, al quale anche noi di TamTamy abbiamo avuto modo di partecipare, ha portato in evidenza lo stato del <em>cloud computing</em> in Italia per le aziende. Ma in che modo al nostro interno abbiamo affrontato l&#8217;argomento?</p>
<p><span id="more-38"></span></p>
<h2>La nascita di TamTamy “as a service”</h2>
<p>Per iniziare a conoscere il <em>cloud computing</em>, abbiamo monitorato le applicazioni e le offerte commerciali che stavano iniziando a popolare il mercato statunitense. Alla fine del 2007 avevamo un prodotto giovane, con un’offerta commerciale ancora in costruzione: perché non provare a capire se il <em>cloud computing</em> potesse essere un fattore abilitante per costruire un’offerta innovativa per un prodotto innovativo? Abbiamo scelto di cominciare subito la sperimentazione: Amazon, attraverso il servizio EC2, metteva già a disposizione la forza computazionale necessaria per far girare le nostre applicazioni. Ed è così che è nato TamTamy SaaS: un prodotto progettato per essere fortemente scalabile, unito alle ultime evoluzioni infrastrutturali in termini di <em>cloud computing</em>, ci hanno permesso di erogare TamTamy come servizio aggiungendo, dal punto di vista commerciale, una nuova modalità di delivery da affiancare a quella più comune di installazione <em>on premises</em>.</p>
<h2>Quali sono le principali differenze tra il modello di on premises e quello SaaS?</h2>
<p>Il modello <em>on premises</em> necessita dell’utilizzo dell’infrastruttura aziendale e prevede che l’installazione si attenga alle linee guida di sicurezza interne; ovviamente un installazione dedicata rende possibile l’integrazione totale con altre applicazioni di business e consente un livello elevato di personalizzazioni del software oltra ad un totale controllo sui dati. Per quanto riguarda l’offerta commerciale di TamTamy, l’installazione on premises prevede l’acquisto di una licenza software ed un canone di manutenzione annuo.</p>
<p>Il modello <em>SaaS</em> abilita l’erogazione del servizio attraverso la rete internet, l’installazione è completamente gestita e utilizza l’infrastruttura EC2 di Amazon Web Services, che consente di raggiungere un’elevata velocità di deployment unitamente alla possibilità di ridimensionare la web farm in qualsiasi momento, senza doverlo prevedere in fase di progettazione. Questo offre notevoli benefici, che si riflettono direttamente sui clienti finali: assenza di investimenti iniziali, riduzione dei tempi di startup, rapidità nella predisposizione di nuovi ambienti, possibilità di scalare in base ai volumi effettivi di utilizzo, riduzione dei costi e possibilità di prevedere contratti di breve durata.</p>
<h2>Per approfondire</h2>
<p>Se siete interessati ad un ulteriore approfondimento, vi consigliamo la lettura di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://blog.tamtamy.com/labs/2009/10/04/i-modelli-di-cloud-computing/">introduzione ai modelli di cloud computing</a>, un intervento recentemente pubblicato su <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://blog.tamtamy.com/labs/">TamTamy Labs</a>.</p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>Creare un unico feed unendo più flussi RSS</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/labs/2009/10/13/creare-un-unico-feed-unendo-piu-flussi-rss/</link>
         <description>Quando abbiamo aperto i due blog di TamTamy (Connect e Labs) abbiamo deciso di avere due installazioni differenti di Wordpress in modo da tenerli separati, sono infatti due spazi con argomenti abbastanza differenti, ma come fare a fornire anche un unico feed RSS dei post che contenesse gli articoli scritti su entrambi i blog? Una soluzione [...]</description>
         <guid isPermaLink="false">http://blog.tamtamy.com/labs/?p=88</guid>
         <pubDate>Tue, 13 Oct 2009 06:55:05 -0700</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p>Quando abbiamo aperto i due blog di TamTamy (<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://blog.tamtamy.com/connect/">Connect</a> e <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://blog.tamtamy.com/labs/">Labs</a>) abbiamo deciso di avere due installazioni differenti di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.wordpress.org">Wordpress</a> in modo da tenerli separati, sono infatti due spazi con argomenti abbastanza differenti, ma come fare a fornire anche un unico feed RSS dei post che contenesse gli articoli scritti su entrambi i blog?</p>
<p><span id="more-88"></span></p>
<p>Una soluzione brillante e molto semplice da mettere in pratica (tempo di realizzazione inferiore a 5 minuti) è quella di utilizzare <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://pipes.yahoo.com">Pipes</a> di Yahoo!, si tratta di un servizio interessantissimo che permette di combinare flussi, rielaborandoli tramite l&#8217;applicazione di opportuni operatori, il tutto con un comodo editore web visuale.</p>
<p>In poche parole è la reinterpretazione in chiave Web delle <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pipeline_(Unix)">pipes di Unix</a>, dove un insieme di componenti software vengono tra loro collegati a cascata in modo che il risultato prodotto da uno degli elementi sia l&#8217;ingresso di quello immediatamente successivo.</p>
<p>La &#8220;nostra&#8221; pipes quindi cosa deve eseguire le seguenti operazioni:</p>
<ul>
<li>unire i feed RSS dei due blog: http://blog.tamtamy.com/labs/feed/ e http://blog.tamtamy.com/connect/feed/</li>
<li>ordinarli per data di pubblicazione inversa</li>
<li>mandare il risultato sull&#8217;output</li>
</ul>
<p>Più semplice e veloce da farsi che da spiegare, ecco qui sotto la pipes:</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-90" style="border:1px solid gray;" title="yahoo-pipes-tamtamy-feed" src="http://blog.tamtamy.com/labs/wp-content/uploads/2009/10/yahoo-pipes-tamtamy-feed.png" alt="yahoo-pipes-tamtamy-feed" width="570" height="480"/></p>
<p>La pagina con i risultati è visibile al seguente indirizzo:</p>
<p><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://pipes.yahoo.com/pipes/pipe.info?_id=69121014bcf5e0d49359ddd7256acd71">http://pipes.yahoo.com/pipes/pipe.info?_id=69121014bcf5e0d49359ddd7256acd71</a></p>
<p>Semplice, brillante, efficace! L&#8217;esempio descritto in questo post è molto semplice, tramite Yahoo! Pipes si possono fare cose molto interessanti e divertenti, basta fare un giro sulla <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://pipes.yahoo.com/pipes/pipes.popular">gallery delle pipes</a>.</p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>Il Cloud Computing come abilitatore di single-tenant as a service</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/labs/2009/10/09/il-cloud-computing-come-abilitatore-di-single-tenant-as-a-service/</link>
         <description>Nel post precedente sono stati analizzati i differenti modelli di Cloud Computing presenti sul mercato, in questo articolo andremo ad illustrare come il Cloud Computing possa essere utilizzato per una metodologia di fruizione del software a servizio di tipo single-tenant ed illustreremo quali sono i vantaggi rispetto al classico approccio multi-tenant usualmente utilizzato in ambito [...]</description>
         <guid isPermaLink="false">http://blog.tamtamy.com/labs/?p=69</guid>
         <pubDate>Fri, 09 Oct 2009 12:36:58 -0700</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p>Nel post precedente sono stati analizzati i differenti modelli di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://blog.tamtamy.com/labs/2009/10/04/i-modelli-di-cloud-computing/">Cloud Computing</a> presenti sul mercato, in questo articolo andremo ad illustrare come il Cloud Computing possa essere utilizzato per una metodologia di fruizione del software a servizio di tipo <em>single-tenant</em> ed illustreremo quali sono i vantaggi rispetto al classico approccio <em>multi-tenant</em> usualmente utilizzato in ambito <em>SaaS</em>.</p>
<p><span id="more-69"></span></p>
<p><em>Single-tenant</em> significa avere un ambiente dedicato per un singolo cliente, situazione che si ha tipicamente con un modello di delivery <em>On-premises</em>, ora grazie al Cloud Computing è possibile offrire un approccio single-tenant anche a servizio (<em>dedicated SaaS</em>). I principali vantaggi di uno approccio di questo tipo sono:</p>
<ul>
<li><strong>isolamento dei dati</strong>: i dati sono separati, si ha un database per un singolo cliente, in un approccio <em>multi-tenant</em> la separazione dei dati è demandata all&#8217;applicazione, bug di prodotto potrebbero quindi creare dei problemi mostrando dati di un cliente ad un altro. In un approccio <em>single-tenant</em> basato sul Cloud, la separazione dei dati è garantita dall&#8217;infrastruttura del Cloud, non è quindi richiesto uno sforzo applicativo;</li>
<li><strong>personalizzazioni</strong>: con il <em>single-tenant</em> è indubbiamente più semplice apportare delle personalizzazioni (sia a livello di user interface che di integrazioni con altri sistemi aziendali) per un determinate cliente, evitando di doverle ingegnerizzare in modo generico sul prodotto;</li>
<li><strong>migrazione da dedicated SaaS a On-premises</strong>: una azienda potrebbe decidere di iniziare un progetto in <em>SaaS</em> nella fase prototipale per poi passare alla versione <em>On-premises</em>, con un approccio <em>single-tenant</em> questa operazione è molto semplificata;</li>
<li><strong>semplicità</strong>: il cuore dell&#8217;applicazione non si deve occupare di tutte le problematiche legate al <em>multi-tenant</em> (separazione dei dati, gestione di più clienti, gestione dei backup), lo sviluppo risulta quindi più semplice.</li>
</ul>
<p>Grazie all&#8217;infrastruttura a servizio di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://aws.amazon.com">Amazon Web Services</a>, in particolare della parte di potenza computazionale <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://aws.amazon.com/ec2/">EC2</a>, siamo stati in grado di implementare a nostra volta uno strato di servizi per la creazione e configurazione automatica di un nuova istanza di TamTamy dedicata ad un cliente o a una iniziativa.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-80" title="tamtamy-factory" src="http://blog.tamtamy.com/labs/wp-content/uploads/2009/10/tamtamy-factory.png" alt="tamtamy-factory" width="570" height="266"/></p>
<p>Il tutto è comandato da una semplice interfaccia utente realizzata in <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.adobe.com/products/air/">Adobe AIR</a> e che, non enorme fantasia, abbiamo chiamato <em>TamTamy Factory</em>, le principali operazione eseguite automaticamente che permettono di avare una nuovo ambiente <em>up&amp;running</em> in 10 minuti sono:</p>
<ul>
<li>allocazione di una nuova macchina virtuale EC2 a partire da una AMI (<em>Amazon Machine Image</em>) da noi realizzata e basata su sistema operativo Debian 5.0 Lenny</li>
<li>configurazione dei servizi necessari (Apache 2, Apache Tomcat, MySQL, OpenOffice, etc.)</li>
<li>deploy della release più recente di TamTamy</li>
<li>avvio di tutti i servizi necessari per il corretto funzionamento del sistema</li>
</ul>
<p>La scelta quindi di utilizzare una infrastruttura di Cloud Computing di tipologia IaaS (<em>Infrastructure as a Service</em>) ci ha permesso di proporre la nostro soluzione di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.tamtamy.com">Enterprise Social Network</a> sia con una classica <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.tamtamy.com/tamtamy/web/on-premises-or-online.action">modalità di delivery</a> <em>On-premises</em> che con una a servizio (<em>dedicated SaaS</em>) senza necessità di avere due linee di sviluppo tra loro separate.</p>
<p>Alcuni concetti sono stati trattati in maniera certamente superficiale, se quindi hai qualche curiosità aggiuntiva non esitare a lasciare un commento.</p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>I modelli di Cloud Computing</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/labs/2009/10/04/i-modelli-di-cloud-computing/</link>
         <description>Di definizioni di Cloud Computing se ne trovano molte e di modelli differenti pure. Provo a raccontarvi, in una serie di post, come da noi è stato capito ed interpretato e poi applicato in TamTamy.
Cloud Computing significa avere a disposizione risorse (potenza computazionale, storage) senza doverle gestire in prima persona, senza dover pensare alla fase [...]</description>
         <guid isPermaLink="false">http://blog.tamtamy.com/labs/?p=43</guid>
         <pubDate>Sun, 04 Oct 2009 13:26:23 -0700</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p>Di definizioni di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing">Cloud Computing</a> se ne trovano molte e di modelli differenti pure. Provo a raccontarvi, in una serie di post, come da noi è stato capito ed interpretato e poi applicato in <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.tamtamy.com">TamTamy</a>.</p>
<p>Cloud Computing significa avere a disposizione risorse (potenza computazionale, storage) senza doverle gestire in prima persona, senza dover pensare alla fase di approvvigionamento e pagandole secondo l&#8217;effettivo utilizzo di tali risorse (<em>pay-as-you-go</em>).</p>
<p><span id="more-43"></span></p>
<p>I nostri primi approcci con questa tematica risalgono a fine 2007, a quell’epoca dire Cloud Computing era praticamente equivalente a dire <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://aws.amazon.com">Amazon Web Services</a>, oggi non è più così, la situazione attuale è illustrato in questo schema:</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-56" title="modelli-cloud-computing" src="http://blog.tamtamy.com/labs/wp-content/uploads/2009/10/modelli-cloud-computing.png" alt="modelli-cloud-computing" width="570" height="320"/></p>
<p>La <strong>virtualizzazione</strong> permette di astrarre l’hardware sottostante, è molto probabilmente qualcosa che userà il fornite di Cloud all’interno della sua infrastruttura, non di molto interesse in questa discussione.</p>
<p>Veniamo ora ad illustrare i differenti livelli di &#8220;<em>as a Service</em>&#8221; (aaS):</p>
<ul>
<li><strong>IaaS</strong> (<em>Infrastructure as a Service</em>): significa rendere disponibili elementi hardware e potenza computazionale a servizio, generalmente si ha il controllo diretto del Sistema Operativo ed è possibile eseguire software arbitrario.</li>
<li><strong>PaaS</strong> (<em>Platform as a Service</em>): è il più alto livello nel quale si possano creare applicazioni custom, a scapito di alcune limitazioni (linguaggi di programmazione, accesso diretto alle risorse, scelta del Sistema Operativo) è possibile avere un ambiente nativamente scalabile (allocazione dinamiche delle risorse a secondo del grado di utilizzo).</li>
<li><strong>SaaS</strong> (<em>Software as a Service</em>): è la modalità di distribuzione a servizio di un software, <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.salesforce.com">Salesforce.com</a> è uno dei precursori in questo campo, ma ultimamente sempre più aziende stanno fornendo i propri software anche in modalità a servizio. Quello del SaaS non è un concetto propriamente legato al Cloud, ma il Cloud può essere lo strato sottostante ed è abilitante per una nuova modalità di tipo single-tenant as a service (questo concetto verrà approfondito in un post dedicato).</li>
</ul>
<p>Come è stato illustrato il Cloud Computing occupa gli strati IaaS e Paas, proprio qui sta la grande differenza nei modelli di Cloud che i provider di tali infrastruttura stanno via via portando sul mercato.</p>
<p>Sul fronte IaaS la fa da padrone <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.amazon.com">Amazon</a>, con <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://aws.amazon.com">AWS</a>, nel PaaS ci sono Microsoft con <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.microsoft.com/azure/">Azure</a> e Google con <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://code.google.com/appengine/">App Engine</a>.</p>
<p>I vantaggi dell&#8217;offerta Amazon (Cloud di tipo IaaS) sono il controllo del Sistema Operativo (si può scegliere fra Windows Server 2003 o la propria ditrubuzione preferita di Linux) e la conseguente facilità nel portare in Cloud una applicazione tradizionale.</p>
<p>Microsoft Azure e Google App Engine, seppur ancora in beta, offrono un sistema implicitamente scalabile, ma non è così semplice portare sul Cloud una applicazione visto che ci sono anche limitazioni sul linguaggio di programmazione utilizzabile (<em>Visual Studio</em> o <em>PHP</em> in Microsoft Azure e <em>Java</em> o <em>Python</em> in Google App Engine).</p>
<p>I modelli sono dal nostro punto di vista difficilmente paragonabili, in futuro probabilmente non ci si azzarderà più a compararli, ma saranno semplicemente due offerte differenti.</p>
<p>Come scrivevo poche righe fa noi abbiamo “scelto” Amazon Web Service e lo abbiamo applicato a TamTamy, in questo momento l’intera architettura di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.tamtamy.com">www.tamtamy.com</a> è in Cloud ed utilizziamo i seguenti servizi:</p>
<ul>
<li><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://aws.amazon.com/ec2/">EC2</a>: potenza computazionale</li>
<li><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://aws.amazon.com/s3/">S3</a>: storage a servizio</li>
<li><a rel="nofollow" target="_blank" href="http://aws.amazon.com/ebs/">EBS</a>: volumi di storage persistenti collegabili ad istanze EC2</li>
</ul>
<p>Nei prossimi post illustreremo con più dettagli l&#8217;architettura da noi realizzata nel Cloud ed il concetto di &#8220;<em>single-tenant</em> vs. <em>multi-tenant&#8221;</em>.</p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>Benvenuti su TamTamy Labs</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/labs/2009/09/30/benvenuti-su-tamtamy-labs/</link>
         <description>TamTamy Labs è il luogo in cui il team di progettazione tecnologica e di sviluppo di TamTamy vuole appuntare gli stimoli, le riflessioni, le sperimentazioni e le scelte che deve affrontare nel lavoro quotidiano di costruzione e di sviluppo della piattaforma di servizio finalizzata alla creazione e sviluppo di Social Network e Community aziendali.
Ma dove [...]</description>
         <guid isPermaLink="false">http://blog.tamtamy.com/labs/?p=25</guid>
         <pubDate>Wed, 30 Sep 2009 10:09:06 -0700</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-13" title="TT-tech-blog" src="http://blog.tamtamy.com/labs/wp-content/uploads/2009/09/TT-tech-blog.png" alt="TT-tech-blog" width="570" height="145"/></p>
<p><strong>TamTamy Labs</strong> è il luogo in cui il team di progettazione tecnologica e di sviluppo di <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.tamtamy.com">TamTamy</a> vuole appuntare gli stimoli, le riflessioni, le sperimentazioni e le scelte che deve affrontare nel lavoro quotidiano di costruzione e di sviluppo della piattaforma di servizio finalizzata alla creazione e sviluppo di Social Network e Community aziendali.</p>
<p>Ma dove nasce la necessità di avere un blog? Potrei dirvi che ci siamo sentiti in dovere di farlo, semplicemente perché tutti i team di sviluppo di servizi Internet hanno un proprio blog e anche noi abbiamo voluto allinearci. Le cose, in realtà, sono andate diversamente. Abbiamo voluto questo blog perché crediamo nella condivisione della conoscenza, nello scambio di informazioni e nell&#8217;enorme potenziale che deriva dall&#8217;apertura al dialogo con il mondo fuori dal nostro team.</p>
<p>Nel nostro lavoro abbiamo il privilegio di monitorare e di approfondire le tendenze e le innovazioni che si manifestano sulla rete e di capire come possano essere interpretate in ottica aziendale nella piattaforma TamTamy. Riteniamo che lo sforzo di tramutare in parole le nostre riflessioni possa essere un utile esercizio che ci aiuterà a coltivare le nostre idee, facendole crescere, trasformando le osservazioni in intuizioni e in buone soluzione tecnologiche.</p>
<p>Un’ultima comunicazione di servizo: TamTamy Labs ha un fratello, <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://blog.tamtamy.com/connect/">TamTamy Connect</a>, dove viene narrato il dibattito e l’evoluzione in corso sulle promesse e sui benefici dei social network e dei fenomeni “Enterprise 2.0” in particolare in Europa ed in Italia.</p>
<p>Buona lettura, ed in ogni caso grazie per essere passato da qui!</p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>La nascita di un Social Network aziendale: Reply Social Network sotto i riflettori</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/connect/2009/09/30/la-nascita-di-un-social-network-aziendale-reply-social-network-sotto-i-riflettori-2/</link>
         <description>Giovedì scorso, all’interno del convegno “I pilastri dell’Enterprise Generated Content &amp;#8211; Relazioni, contenuti, piattaforme” organizzato dall’Università Bocconi, il prof. Francesco Saviozzi ha presentato i risultati di una ricerca che ha monitorato le dinamiche di sviluppo di uno dei primi Social Network italiani: quello del gruppo Reply, cioè il nostro Social Network Aziendale.
All’evento, a cui ho [...]</description>
         <guid isPermaLink="false">http://blog.tamtamy.com/connect/?p=19</guid>
         <pubDate>Wed, 30 Sep 2009 09:00:25 -0700</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì scorso, all’interno del convegno “I pilastri dell’Enterprise Generated Content &#8211; Relazioni, contenuti, piattaforme” organizzato dall’Università Bocconi, il prof. Francesco Saviozzi ha presentato i risultati di una ricerca che ha monitorato le dinamiche di sviluppo di uno dei primi Social Network italiani: quello del gruppo Reply, cioè il nostro Social Network Aziendale.</p>
<p>All’evento, a cui ho personalmente partecipato come contributore nel corso della tavola rotonda, sono state presentate alcune esperienze rilevanti sull’uso dei Social Network nell’ambito delle relazioni con i clienti (Barilla con “<a rel="nofollow" target="_blank" href="http://www.nelmulinochevorrei.it/">Nel Mulino che Vorrei</a>” , Telethon, Purina, Lush), mentre nel corso del pomeriggio il convegno si è dedicato ai Social Network aziendali, con la presentazione – appunto &#8211; dei risultati della Ricerca su Reply ed il confronto con altri due Social Network alimentati da TamTamy in Banca Intesa Sanpaolo.</p>
<p><span id="more-19"></span></p>
<p>Il Social Network di Reply compie due anni di vita. Si tratta di un’era geologica nel contesto dell’adozione aziendale di Social Network integrati e di un tempo sufficientemente lungo per trarre alcune conclusioni provvisorie relative al valore che una rete sociale può esprimere nel contesto di un’azienda di ampie dimensioni. Parlo di conclusioni provvisorie, poiché, trattandosi di relazioni sociali incentrate su contenuti professionali, <em>best practice</em> e relazioni all’interno delle aziende, lo sviluppo del <em>network</em> segue dinamiche imprevedibili, fatte di <em>stop-and-go</em> e di quelle accelerazioni non lineari tipiche dei rapporti umani in ogni contesto. Innovazioni e fattori apparentemente così poco determinanti possono portare ad una esplosione di accessi, contributi e dibattiti, riflettendo ciò che in quel momento ed in quello specifico contesto è caldo in azienda. Questo è anche uno dei motivi per cui si afferma che i <em>business case</em> dei Social Network esistenti sono un riferimento interessante, ma non possono costituire un precedente ripetibile, tale è l’influenza del contesto, della cultura aziendale e della specifica fase storica che l’organizzazione aziendale e le sue persone stanno attraversando.</p>
<p>Lo scopo della ricerca dell’Università Bocconi è di analizzare il fenomeno dei<em> knowledge network</em> aziendali in relazione alle dinamiche di ingaggio dei diversi attori aziendali, alle logiche di produzione dei contenuti, al valore creato per le persone e per l’azienda.</p>
<p>Il caso Reply Social Network nasce da un contesto preciso e tipico di una società di consulenza organizzata secondo il modello a rete:</p>
<ul>
<li>oltre trenta aziende operative specializzate per mercato verticale o per <em>practice</em>;</li>
<li>personale in larga parte impegnato fuori sede presso i clienti, tipicamente aziende medio-grandi, sottoposto a sfide e pressioni quotidiane in relazione alla qualità e al tasso di aggiornamento professionale;</li>
<li>ampia diversificazione di professionalità;</li>
<li>sedi in contesti metropolitani, con limitati spazi di aggregazione;</li>
<li>radicato duplice senso di appartenenza alla società operativa ed al gruppo, con una forte impronta valoriale condivisa.</li>
</ul>
<p>L’obiettivo del Social Network è l‘aggregazione culturale e di relazione, attraverso uno spazio virtuale che annulli le distanze tra sede e sedi dei clienti, rafforzando la dimensione valoriale e culturale del Gruppo Reply. Una grande enfasi nella progettazione della rete sociale è stata posta nell’applicazione dei valori di collaborazione, condivisione e innovazione propri dell’azienda, nonché nel tentativo costante di far emergere i portatori di competenze specialistiche al fine di costituire una rete informale di formazione, supporto e <em>problem solving</em>.</p>
<p>Nel corso dell’evento sono stati presentati i dati relativi all’ultimo anno di vita. Le dinamiche di partecipazione attiva sono cresciute notevolmente. Ad esempio il numero dei contenuti pubblicati si attesta sul migliaio/mese, mentre i commenti sono circa 2.000 ogni mese.</p>
<p>«L’analisi di un network, come quello di Reply, che in questi dodici mesi si è trasformato, dall’essere un club di appassionati contributori, a una realtà diffusa e saldamente ancorata all’interno dell’azienda, evidenzia alcuni risultati interessanti. La produttività dei contributori – delle persone che all’interno del network pubblicano e condividono contenuti – è salita, nonostante il loro numero sia rimasto stabile. L’effetto traino del <em>network</em> che si allarga, dell’audience che cresce e della rilevanza della piattaforma in termini di contributo all’innovazione aziendale, al <em>trendwatching</em>, alla coesione sociale ha effetti potenzialmente dirompenti”» dice Francesco Saviozzi.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-20" title="sale_la_produttivita_sul_network" src="http://blog.tamtamy.com/connect/wp-content/uploads/2009/09/sale_la_produttivita_sul_network.png" alt="sale_la_produttivita_sul_network" width="570" height="343"/></p>
<p>Un elemento che sottolinea il percorso di maturazione del network riguarda le tipologie di contenuti che sono state pubblicate e condivise dai contributori (tutto il personale dell’azienda può aprire blog e forum e condividere qualsiasi tipo di contenuto con i propri colleghi con la massima visibilità e trasparenza).</p>
<p>Il format preferito il primo anno di esistenza per condividere opinioni e contenuti con i colleghi è stato il blog, caratterizzato di per sé da contenuti più verticali o comunque specifici, una spiccata personalizzazione della prospettiva.</p>
<p>L’evoluzione del Social Network da ambiente d’avanguardia per entusiasti a luogo d’incontro più ampio e diversificato ha ampliato la gamma dei formati e degli spazi di dibattito. Il forum, che negli esordi delle funzioni sociali del Web ha costituito il veicolo principe del dibattito e del confronto, è sempre meno utilizzato, sostituito da formati più multimediali e ricchi come il post di contenuti con commenti e discussioni a seguire.</p>
<p>«Anche questo è un aspetto nuovo e poco approfondito sulle dinamiche dei <em>network</em> aziendali nel tempo», dice Francesco Saviozzi, «ed ha una rilevanza fondamentale per comprendere in quale maniera le aziende e le persone che partecipano al network possano estrarre valore da queste piattaforme. La transizione da un modello prevalentemente incentrato su temi verticali, a uno legato allo streaming di contenuti, in un tempo di soli 12 mesi; da una parte un modello che può rappresentare una reinterpretazione contemporanea del concetto di “cellule di conoscenza” tanto caro alle <em>practice</em> di <em>knowledge management</em>, dall’altra un <em>network</em> di sensori aziendali, volti ad intercettare e selezionare <em>trend</em>, opportunità di mercato, spunti per lo sviluppo di innovazioni e nuovi business.»</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-21" title="evoluzione_del_format" src="http://blog.tamtamy.com/connect/wp-content/uploads/2009/09/evoluzione_del_format.png" alt="evoluzione_del_format" width="570" height="343"/></p>]]></content:encoded>
      </item>
      <item>
         <title>Benvenuti su TamTamy Connect</title>
         <link>http://blog.tamtamy.com/connect/2009/09/29/benvenuti-su-tamtamy-connect/</link>
         <description>TamTamy Connect è il luogo dove viene narrato il dibattito e l’evoluzione in corso sulle promesse e sui benefici dei social network e dei fenomeni “Enterprise 2.0” in particolare in Europa ed in Italia.
TamTamy Connect nasce da un osservatorio privilegiato: il team che progetta e sviluppa TamTamy, la piattaforma integrata di Reply a supporto dello [...]</description>
         <guid isPermaLink="false">http://blog.tamtamy.com/connect/?p=11</guid>
         <pubDate>Tue, 29 Sep 2009 07:48:05 -0700</pubDate>
         <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-8" title="colorvaults" src="http://blog.tamtamy.com/connect/wp-content/uploads/2009/09/colorvaults.jpg" alt="colorvaults" width="570" height="200"/></p>
<p><strong>TamTamy Connect</strong> è il luogo dove viene narrato il dibattito e l’evoluzione in corso sulle promesse e sui benefici dei social network e dei fenomeni “Enterprise 2.0” in particolare in Europa ed in Italia.</p>
<p>TamTamy Connect nasce da un osservatorio privilegiato: il team che progetta e sviluppa TamTamy, la piattaforma integrata di Reply a supporto dello sviluppo dei Social Network nelle aziende.</p>
<p>Ogni giorno osserviamo tendenze di mercato, valutazioni di addetti ai lavori ed analisti, presentiamo i modelli dei Social Network ad aziende ed organizzazione di ogni settore, ascoltiamo i loro feedback e li aiutiamo a definire un percorso virtuoso, fatto di volontà manageriale, organizzazione e tecnologie.</p>
<p>Enterprise 2.0 e Social Networks possono rappresentare un modo nuovo per liberare valore dalle relazioni sociali, sia in un contesto aziendale, sia nelle relazioni tra aziende, brand e consumatori. Il tempo dirà se queste innovazioni avranno una portata storica nel ripensare la cultura d’azienda, l’organizzazione della conoscenza e le leve di marketing e comunicazione delle aziende. Viverle e commentarle è un privilegio che vogliamo condividere. La narrazione sarà a cura mia e di Emanuela Spreafico e sarà un luogo aperto di confronto, in cui ospiti di vario tipo saranno invitati a contribuire con articoli sul tema: clienti, collaboratori, blogger, analisti…</p>
<p>TamTamy Connect ha un fratello: <a rel="nofollow" target="_blank" href="http://blog.tamtamy.com/labs/">TamTamy Labs</a> in cui Enterprise 2.0 e Social Networking sono discussi in termini di architetture IT, tendenze tecnologiche e Best Practice applicative.</p>]]></content:encoded>
      </item>
   </channel>
</rss>
<!-- fe5.pipes.sp1.yahoo.com uncompressed/chunked Sat Jul 31 20:12:40 PDT 2010 -->
